presenta
Un alchemico
sposalizio
All’ombra di un antico chateau, tra vecchie botti di quercia e possenti blocchi di basalto, alcuni viaggiatori possono riposarsi all’ombra di un torrione e, perché no, lasciarsi stupire da una storia, tanto buona quanto radicata.
PPsss, Monsieur, Madame, ma cosa ci fate lì fuori? Entrate, forza, bienvenu! Siete giunti da queste parti perché vorrete conoscere il segreto del Grand Marnier, j’imagine. Lo leggo benissimo sulle vostre facce. Ma come, non sapete chi sono io?
Ma non importa, parbleu! Venite, presto. Accomodatevi, fate come foste a casa vostra. Io vi conosco, sapete? O meglio, conosco quelli come voi, intelligenti, curiosi, courageaux. Persone che non si fermano ad un primo sguardo, ad un primo sorso. Persone che ne vogliono sapere di più, che vogliono carpire i segreti che si celano dietro ogni risposta.
E qui, nella regione del Cognac, i visitatori accorrono numerosi e noi li accogliamo sempre a braccia aperte. Credo che abbiate avuto un durevole pellegrinaggio , immagino che siate spossati, che siate alla ricerca di ristoro, di repos. Ma prego, sedetevi! Un lungo viaggio il vostro, immagino, come quello di
Monsieur
Louis-Alexandre
Marnier-Lapostolle,
del resto.
Un viaggio che partì da Neauphle-le-Château, alle porte di Parigi a due passi da re e sovrani, e che si snodò tra i salotti vivaci della Ville Lumière fino ad arrivare qui, nella pace di una lussureggiante vallata che arride fino al mare che gli sta innanzi.
E fu proprio durante questi spostamenti che Monsieur si interessò alla botanica. Amava le piante, eccome se le amava! Ne gustava le fragranze, le avvolgenti note al gusto e all’olfatto. Aveva una passione per i sentori esotici, per i sapori freschi, come quelli delle arance caraibiche.
Mais oui, erano proprio quelle le sue preferite e alle quali era più legato, ne fu amoureux, oserei dire.
Del resto, a cosa serve un viaggio senza una fugace intuizione? Ma l’intuizione di un genio non basta se non si ha il coraggio di attuarla. E Monsieur di coraggio ne ebbe da vendere. Giunse qui e chiese il miglior Cognac sulla piazza decidendo di miscelarlo con un ingrediente misterioso, figlio del suo tempo e del suo genio.

E fu proprio con quell’ingrediente, coltivato fin dall’antichità ma sconosciuto a molti, che il Cognac, nobile e invecchiato in botti di quercia, trovò il suo giusto compimento. Fu Monsieur a chiedere ad alcuni grandi alchimisti di distillarne alcune gocce di nettarina essenza: un infuso di arance caraibiche, permeato di profumi esotici e libecci canicolari. Così i preparativi furono pronti, non restò quindi che convolare a nozze! Si celebrò uno sposalizio nato dall’unione del miglior Cognac e dal distillato di melàngolo: è così che nacque il Grand Marnier.
Dieci lunghi anni di ricerche, di sperimentazioni, di miscele ardite. E per cosa poi? Semplicemente, la recherche de la perfection.
Un liquore, unico al suo tempo, curato in ogni minimo dettaglio. Un capolavoro dall’odore fruttato, dal sapore unico, raccolto in una bottiglia protetta da un fiero cordon rouge e sigillata da un timbro di cera che, come un vetusto custode, ne conservava il segreto il fino alla sua schiusa. E dunque, fu subito Grand, il Marnier, Grand come Monsieur, come il mistero di quel nuovo liquore dall’anima esotica che esaltò tutte le corti e i bar più prestigiosi d’Europa in un reticolato di eventi che sfiorò tutta la Francia, da Nord a Sud, da Est ad Ovest e che riuscì a toccare ben più dei quattro punti cardinali: scaldò con il piacere della scoperta di un gusto nuovo e raffinato il cuore di una Nazione intera.
Soprattutto durante la Belle Epoque, periodo di incontri mondani, artistici, illuminati, au cœur de Paris, dove il liquore, miscelato in cocktail estroversi e ricercati, accrebbe così tanto la sua fama che fu sempiterno ospite d’eccezione nei salotti parigini.
Un segreto alchemico geloso, tramandato di generazione in generazione nella famiglia Marnier-Lapostolle, discendendo lungo un florido albero familiare che diede i natali a poeti, esperti botanici, mecenati e artisti.
Volete sapere chi sono io e perché vi ho accolto qui, in questo maniero traboccante di storie?
Non vi serve, datemi retta. Vi basti sapere che sono uno dei sommi guardiani dei segreti di Monsieur e della sua antica famille, il custode di una dinastia che si snoda attraverso due secoli di vicende appassionate che è bene che non vadano perdute. Storie, che, se volete, sentirete raccontarvi ogni volta in ogni sorso distinto di Grand Marnier.